Compagnia San Paolo e Fondazione CrTorino: l’incoerenza di un “no”

Compagnia San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino hanno ritenuto di non sostenere la realizzazione del progetto Biella Festival 2019, nel primo caso non ritenendolo una priorità e nel secondo senza dare spiegazione alcuna. Il progetto si realizzerà ugualmente, sia chiaro, perché come già ebbi a dire in altre circostanze, Biella Festival si fermerà quando io deciderò che si dovrà fermare, così come fui io a decidere quando e come avrebbe dovuto avviarsi. Ma così come è giusto rimarcare i meriti di chi in questi anni ci è sempre stato accanto (tanto per rimanere nel novero delle Fondazioni bancarie, cito la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella), allo stesso modo credo sia venuto il momento di citare anche chi ha preferito guardare altrove. L’Associazione Artistica AnniVerdi è adulta, ha 40 anni di storia (e che storia!) e Biella Festival Autori e Cantautori ha celebrato lo scorso anno i suoi 20 anni di attività.  Siae prima e NuovoImaie poi hanno accreditato Biella Festival tra le più importanti rassegne  italiane riservate alla canzone d’autore indipendente. Trasmissioni come “Demo” di RadioUno Rai o realtà come Agis, o concorsi letterari come il “Gozzano” di Terzo/Acqui Terme sono stati o sono tuttora nostri partners. Il nostro progetto “Una finestra sul mondo” ha portato sul palcoscenico di Biella Festival in poco più di dieci anni artisti emergenti di area indipendente internazionali di una quindicina di Paesi diversi, compresi Australia e Stati Uniti. Il fatto che San Paolo e Fondazione CrT non sostengano un simile progetto pone in risalto l’incoerenza di due enti che, pur propagandando la loro disponibilità a sostenere progetti culturali e artistici, di fatto non si rivelano molto diversi da quelle amministrazioni territoriali che pongono le appartenenze politiche quale condizione irrinunciabile per garantire il loro sostegno. Una rete di conoscenze e di appartenenze ha portato ad una progressiva colonizzazione del sistema culturale biellese e nazionale, con regalìe sovrastimate per alcuni e negazione di ogni sostegno per altri. Con la speranza di iperalimentare i primi e soffocare i secondi, questi ultimi rappresentati perlopiù da realtà associazionistiche senza fini di lucro. Realtà che rappresentano la vera spina dorsale del sistema culturale italiano, ma che da tempo Fondazioni bancarie e amministrazioni territoriali stanno tentando di indurre ad una resa incondizionata nel nome di quella “cultura produttiva” che le farneticazioni di una parte politica ben identificata hanno trasformato nel vessillo di una chimera.

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